Appunti sull’azione di danni nel diritto europeo

La possibilità per gli SM e i soggetti privati di agire per il risarcimento dei danni si fonda sul
presupposto che l’UE è responsabile per i danni ad essi cagionati dalle sue istituzioni (sono, in
questo senso, legittimati passivi, tutte le istituzioni, gli organismi e gli organi dell’UE).
Ancorché nella prassi le azioni di danno vengono proposte congiuntamente ai ricorsi di
annullamento o in carenza, tali azioni mantengono una loro autonomia, tanto che l’irricevibilità di
uno di quei ricorsi non comporta l’automatica irricevibilità dell’azione di danni. In particolare,
l’azione di danni si differenzia dai ricorsi di annullamento ed in carenza in quanto è diretta non già
a far constatare l’illegittimo comportamento di un’istituzione, ma al risarcimento dei danni da esso
provocati (sempreché l’azione di danni non mascheri un ricorso di annullamento dissimulato).
La CG ha fissato i requisiti della responsabilità acquigiana dell’UE: a) illiceità del
comportamento contestato alle istituzioni (non basta una mera illegittimità, occorrendo una
violazione “sufficientemente caratterizzata”, ossia grave); b) danno rilevante, certo, attuale e
speciale (occorre che l’entità del danno ecceda l’ambito dei normali rischi economici insiti
nell’attività rilevante nella specie, nonché in riferimento alla specialità del danno, occorre che
questo abbia leso una categoria di soggetti ben individuata); c) nesso di causalità tra
comportamento e danno subito (occorre provare l’intervento diretto dell’istituzione e l’assenza di
un proprio atteggiamento negligente).

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